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Attività agro-pastorali

Attività agro-pastorali

Per secoli gli abitanti dei villaggi montani di Champdepraz e Champorcher hanno praticato un'economia di sussistenza basata su attività agricole e pastorali.

Immediatamente all'esterno degli attuali confini del Parco sui pochi appezzamenti pianeggianti venivano seminati cereali e patate, colture ormai pressoché scomparse in zona. A Champdepraz il castagno rappresentava una fondamentale fonte di alimento (frutti), strame per il bestiame (foglie), legname da opera e legna da ardere; presso Boden e Gettaz des Allemands (sentieri 102-3-4a) sono ancora presenti imponenti alberi da frutto, un tempo assai più numerosi e attualmente censiti e monitorati a cura della Regione Autonoma Valle d'Aosta. Nei due villaggi citati sono ancora visibili numerosi edifici funzionali all'immagazzinamento ed alla trasformazione dei prodotti della terra.
L'allevamento del bestiame (prevalentemente bovini, caprini e ovini) era capillarmente diffuso sui monti di Champdepraz e Champorcher, anche se ostacolato dall'aspra natura dei luoghi. Innumerevoli piccoli pascoli, ricavati mediante il disboscamento dei terreni più profondi e produttivi posti fra 1500 e 2200 m di quota, consentivano di alimentare gli animali durante la bella stagione e di produrre formaggio e burro; al di sotto dei 1500 m di altitudine i prati-pascoli irrigati e regolarmente concimati fornivano fieno per la stagione invernale e foraggio fresco in autunno e primavera. Attualmente vengono ancora utilizzati i tramuti di maggiori dimensioni, mentre i pascoli di minore qualità sono stati in parte riconquistati dalla vegetazione arborea.

L'Ente Parco favorisce il mantenimento delle attività pastorali, al fine di conservare un'elevata diversità ambientale e di tutelare il tradizionale paesaggio alpestre. Dall'istituzione del Parco ad oggi la flessione dei capi di bestiame registrata a partire dagli anni '60 del XX secolo si è interrotta; attualmente vengono mediamente monticati 300 capi a Champdepraz (netta prevalenza di bovini) e 600 capi a Champorcher, equamente ripartiti fra bovini e ovi-caprini.

Chevrere
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